Diciassette17 sonetti musicati e tradotti in napoletano.

 

King William alla Corte di Napoli

Che cosa può indurre a ritenere ancora oggi i sonetti di Shakespeare l’opera letteraria più famosa, dibattuta e misteriosa della storia della letteratura di tutti i tempi? Semplice: la loro immensa grandezza. A distanza di oltre 400 anni (la prima pubblicazione è del 1609) il fascino è rimasto inalterato, anzi, subisce gli inevitabili tentativi di entrare sempre più curiosi in quel labirinto di sentimenti colmo di implicazioni meditative che rappresentano l'unica opera autobiografica del grande Bardo. L’intera raccolta è da considerarsi come un libro filosofico, e da sempre, tra i grandi classici, questi sonetti struggenti, a volte solari a volte disperati, hanno l'immediatezza e la forza di qualcosa scritto appena ieri. È l’opera più affascinante e segreta di Shakespeare, le cui pagine erotiche e filosofiche rivivono per una storia di anime contemporanee e avvolgono di bellezza, mistero e stupore chiunque vi si avvicini per la prima volta. Amore, Amicizia, Arte con funzione eternatrice della realtà e della bellezza: questi i principali temi trattati nei sonetti, e di fronte a tanto maestoso materiale ci si sente fortemente attratti dal desiderio di affrontare un’operazione mai tentata o effettuata prima: la trasposizione di un tale capolavoro alla Corte di Napoli e della sua grande cultura, della sua lingua e della sua tradizione, servendosi di musica e canto come degni sovrani, in un percorso che fa del linguaggio la “summa” di esperienze accumulate da Gianni Lamagna in tanti anni di ricerca. Si toccheranno corde stilistiche vicine a Basile e Di Giacomo ma anche quelle quotidiane del gergo dei quartieri popolari, con una contaminazione musicale che abbraccerà anch’essa i generi più disparati: dalla villanella alla canzone napoletana, dalla musica del ‘700 al pop, dalla musica popolare a quella d’autore fino ad arrivare alla grande tradizione europea. Una fusione moderna di stili linguistici e musicali che si abbinano alla poliedrica varietà dei versi di Shakespeare: è questo il concerto armonizzato dai diciassette17 sonetti tradotti, musicati e cantati in napoletano da Gianni Lamagna. Tredici musicati dallo stesso Lamagna, i restanti da Nico Arcieri, pianista e compositore pugliese; Piera Lombardi, cantante e musicista cilentana; Giosi Cincotti, pianista e compositore salernitano; Paolo Raffone, musicista e compositore napoletano nonché arrangiatore e concertatore del progetto.

Shakespeare, genio precursore di tutti i tempi, è riuscito nei suoi 154 sonetti a fondere le due opposte tendenze della cultura occidentale: da un lato l’archetipo platonico incarnato in un essere umano nel quale convergono tutti i tratti della bellezza e dell’amore di ogni tempo, dall’altro la continua ed incessante trasformazione di questo archetipo nella mobilità inquietante della natura. Neapolitan Shakespeare rende omaggio alla Bellezza, alla grande Arte, al sommo William, alla Musica senza confini e alla Napoli che rinnova la sua grande tradizione linguistica e musicale nel nome del più straordinario poeta-drammaturgo mai esistito.

Tonio Logoluso
Attore e regista
www.teatrodelleonde.it

Musiche di:

Gianni Lamagna
Nico Arcieri
Giosi Cincotti
Piera Lombardi
Paolo Raffone

Arrangiamenti e direzione:
Paolo Raffone

Traduzioni:
Gianni Lamagna

Illustrazioni:
Paolo La Motta

Foto:
Sergio Siano

Produzione:
"di Musica in Musica"

 
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