... Gianni Lamagna è un artista dell’ottocento sperduto nel mondo contemporaneo. Non ho mai conosciuto persona più umana e più testarda, più elegante e più triviale, più ambigua e più lineare e tutto nello stesso tempo e con una voce che gli permette di cantare con la stessa disinvoltura Schoenberg e Gaetano Lama, Goethe e Libero Bovio.
Nella forza delle sue interpretazioni c’è il segreto di chi ama la musica nelle pieghe più remote dell’anima, senza forzature divistiche.
La sua più bella dote: la generosità...
... E’ necessario sapere che il patrimonio culturale napoletano, in cui deve essere incluso chi davvero fa cultura, resta per lo più, per una strana alchimia, nel sommerso, e Gianni Lamagna è proprio un esempio di cultura musicale "alta". La sua continua ricerca sulla voce, il suo modo di sperimentare strade nuove, mostrano un risultato estremamente vivo e divulgativo...
... Gianni Lamagna révèle une souplesse, un sens aigu de l’éclectisme que seule sa voix exceptionnelle sait unifier. “Amate Cantate, par la voix de Gianni Lamagna, entre miel et tragédie grecque, chante la chaleur du temps, les sanglots des anges”...
... Gianni Lamagna e Antonello Paliotti, collaborando fianco a fianco, hanno elaborato un progetto che è riuscito effettivamente a distaccare l’interpretazione da modelli abusati...
... Lamagna, accompagnato dal Colin Muset Ensemble e dal suo Concertino regala una lezione d’eclettismo interpretativo passando dalle pagine vivianee a canti popolari, dai caposaldi della canzone napoletana classica a pagine meno universalmente note e, forse anche per questo, ancor più meritevoli di riscoperta...
... e finalmente arriva il momento di Bambenella, qui sfolgora il fenomenale talento di Gianni Lamagna, che si è guadagnato un personale quanto meritato successo, riverberante sull’insieme della rappresentazione...
... con la passione e con il fervore di un iniziato alle dottrine esoteriche Gianni Lamagna conduce, spiega e “rivela” le sue verità, le sue storie, motiva le scelte delle interessanti rielaborazioni, degli arrangiamenti particolarissimi realizzati da Antonello Paliotti, e canta...
... In rassegna passa davanti a noi la Canzone Napoletana, ma non è, questa volta, intrisa delle leziosaggini comuni. In certi momenti, poi, sembrava di riconoscere una sonorità vicina a quella di Strawinskij, oppure una ritmica che sconfinava in altre dimensioni “continentali”: da Astor Piazzolla, agli Inti Illimani, fino a certo percussionismo moderno...
... Il filo conduttore tematico è dichiaratamente assente. Serve, qui, rintracciare un percorso mentale in cui non conta più lo specifico di un genere, quanto la sua riproposta. Protagonista, allora, è la memoria, il gusto di un “ritorno perpetuo” alle origini, come alla fonte da cui raccogliere l’acqua pura, fuori da ogni contaminazione. Era de maggio, di Di Giacomo, oppure Core ‘ngrato non si distaccano troppo da quella Menta Cedra e Nanassa che vengono “rappresentate” musicalmente con ironia e divertimento...
... Le canzoni, mano a mano, si trasformavano in tante piccole storie, una sorta di atti unici che sintetizzavano in tempo breve delle tragedie. Al canto come alla poesia, si chiede il momento culminante di un azione, l’anima di un’emozione. E tutto questo ci sembrava chiaro dopo aver assistito al concerto di Gianni Lamagna, S’io Fosse...
... ma c’è ancora lo spazio della tenerezza e della malinconia (splendido Gianni Lamagna in Vurria addeventà nu suricillo elaborata dalla NCCP su materiali sonori della tradizione pugliese (Tarantelle del Gargano)...
... in realtà, la canzone napoletana, quella vera, è stata scritta e cantata per una città che non esiste più, una città distrutta sia fisicamente che antropologicamente: non ci sono più quelle particolari condizioni che, per secoli, hanno ispirato la poesia delle canzoni, e gli stili di canto tradizionali sono stati dimenticati per seguire nuove mode.
Ci vorrebbe il silenzio, a questo punto, ci consentirebbe di non sentire le troppe voci confuse, degradanti e avvilenti. Si potrebbe così ri-tornare a quella città e perdersi nei meandri della sua storia e dei suoi veri miti, tra i grandi autori e i grandi interpreti, ma con la consapevolezza un pò struggente che, in realtà, quel mondo non potrà mai più ritornare se non nel miracolo del canto di una grande voce.
... Un’operazione musicale di grande valenza artistica, questo I Cottrau a Napoli, che Gianni Lamagna, interprete incontrastato della grande tradizione popolare napoletana, regala alla storia della sua città...
... Attraverso i diciotto brani, Lamagna ripercorre, con particolare sensibilità, il repertorio canzonistico dei Cottrau sfoderando la classe, non comune, di chi sa imprimere energia al proprio cantato anche senza gridare, Un bel concerto, e una bella occasione per fare ancora luce e per continuare a tenere acceso il fuoco dell’arte...
... La grande passione musicale che caratterizza Gianni Lamagna gli ha permesso di interpretare al meglio i brani dei Cottrau con una voce fresca e potente degna dei grandi interpreti del primo novecento.
... un CD e un concerto per ascoltare una voce e una musica senza tempo, un’opportunità per conoscere più a fondo lo straordinario patrimonio artistico e musicale della città di Napoli.
... basta ascoltare con ragionata calma il prezioso omaggio che un cantante rigoroso come Gianni Lamagna ha voluto confezionare in un CD, I Cottrau a Napoli, per scoprire un interpretazione eccellente, asciutta che non indulge mai in vacui barocchismi virtuosistici.
... una voce di straordinaria intensità che si muove di volta in volta su un tappeto sonoro reinventato, attraverso gli arrangiamenti raffinati, e che finisce per suggerire interpretazioni notevolmente distanti dai modelli tradizionali della Canzone Napoletana.
... dopo oltre trent’anni di carriera basati su una gran voglia di specchiarsi nel mare sconfinato del patrimonio musicale napoletano, Gianni Lamagna mostra ancora una “sete” insaziabile di sperimentare nuove strade per la musica e il teatro.
... le Forme Incantate è un grande concerto, un Lamagna super con arrangiamenti originali e sorprendenti, per questo il sodalizio Lamagna-Paliotti è tra i più interessanti del momento nell’ottica di una valorizzazione della canzone napoletana lontana da ogni oleografia.
... Gianni Lamagna ha voluto proseguire la sua trentennale ricerca nell’ambito della musica napoletana con un opera eterogenea e originale che riscopre canzoni della tradizione sconosciute ai più e contemporaneamente reinterpreta grandi successi Partenopei.
Le “Forme” vogliono appunto richiamare la diversità delle espressioni artistiche mescolate in un sapiente composto di atmosfere barocche e malinconiche e fantasie più allegre e popolari. Le Forme Incantate ci riconducono alle forme della nostra identità che è ben più variegata di quanto pensiamo, un esercizio storico, dunque, per non dimenticare le nostre origini che però risiedono nella leggerezza di pochi accordi di chitarra e di una voce speciale, intensa.
Gli ingredienti c’erano davvero tutti per dar vita ad una grande serata di spettacolo nel cortile del Maschio Angioino con un artista bravo e versatile come Gianni lamagna, la direzione musicale di Antonello Paliotti, la partecipazione della figlia di Totò, Liliana De Curtis, la presenza del Sindaco di Napoli ed una grande folla. Queste le premesse del grande Concerto per un Principe, una festa in musica che ha celebrato Totò, artista unico al mondo, nel quarantennale della morte.
Un bravissimo Gianni Lamagna che ha superato se stesso, quanto a recitazione e bel canto, è stato con il suo “Totò” il protagonista della serata, dove è vissuta la musica e la poesia del grande comico, poeta, attore, autore e musicista.
Un concerto di viva allegria musicale e malinconiche riflessioni applaudito lungamente da un grande pubblico tra il quale moti artisti napoletani e personalità istituzionali.
TESTI DI: A. Orselli, M. Della Felba, P. Monti, F.Chiari, A. Paliotti, F. Vacalebre, S. Albertini, F. Parrot,
A. Savioli. S. Di Maio, A. Billwiller, G. Capurro, M.G. Poggiagliolmi, S. de Stefano, G. Giorgio, A. Stromillo,
S. Piedimonte, R. D’Agostino, A. Finizio . |